Santa Anatolia di Narco, acquerello dalle velature arcadiche dipinto sull’antica tela della Valnerina, nasconde tra le voci dei mulinelli d’acqua che il Nera ricama in gocce di rugiada e ciottoli d’arenaria la memoria del Fiume Sacro e della sua gente, di una discendenza di uomini e tessitori che, scolpiti sui tramonti infuocati che in Val di Narco annunciano l’arrivo dell’Inverno, abbandonava nella polvere acre dei solchi e dei tratturi giochi ed aratri per impugnare telai e fusi di frassino, violini tormentati da mani nodose le cui corde raccontano di un territorio dalla sapienza millenaria che, nella lavorazione della canapa, ripercorre la genesi della secolare sapienza umbra.

La canapa è una pianta molto versatile, che permette un ampio utilizzo in moltissimi settori, non solo quello dell’abbigliamento. Dall’industria della carta al mondo navale, dall’edilizia all’arredamento, la fibra di canapa ha rappresentato a lungo una vera e propria miniera d’oro per artigiani che operavano in campi molto differenti tra di loro.
Il tessitore, chino sull’anima del telaio tra i mormorii inquieti di ombre e fantasmi crocifissi sul letto del Nera, tesseva il proemio dell’arcaica lavorazione della canapa liberando le fibre dai tegumenti dei semi che, feriti dalla “macingola”, capitolavano a terra esanimi. Tra le luci soffuse di antiche lampade ad olio il tessitore giustiziava nella ritualità di una liturgia figlia del tempo, le fibre di canapa impiccandole alla scala che conduceva al fienile ed, impugnata l’elsa di una spatola arcuata, levigava i fasci di fibre nella solennità di un rito dai contorni catartici,che una secolare perifrasi dialettale chiama “costare la canapa”.

In Italia la canapa tessile è stata utilizzata sin dai tempi antichi: le celebri Repubbliche marinare, ad esempio, usavano la fibra di canapa per realizzare vele resistenti per le proprie imbarcazioni. Ma anche nel settore domestico l’uso della canapa era molto comune, soprattutto nelle aree del centro Italia.
Le fibre di canapa, imbrigliate in crocchie finemente ricamate secondo il cerimoniale che la tradizione raccoglie nella formula arcairca “arroccia la canapa, venivano immolate dal cardatore su tavole munite di chiodi per poi essere immerse in un caldaio d’acqua e cenere. Asciugata dalle pire fiammeggianti di un vecchio focolare di pietra la canapa veniva armoniosamente sfiorata dalle mani femminili di madri e vergini che, tra le pieghe della memoria e del viso, tessevano vesti e trame di memoria popolare.

Il cardatore, intendo a “cardare la canapa”, prepara le fibre alla bollitura, operazione che anticipa il processo di lavorazione finale.
Incoronata dai volumi marmorei dall’Abbazia dei Santi Felice e Mauro, in Val di Narco la memoria del fiume sacro si materializza nella ricostruzione museale di antichi laboratori tessili che conservano l’idillio della civiltà umbra. Un Museo, quello della Canapa, che fornisce scorci e feritoie dalle quali scrutare orizzonti in cui campeggiano borghi e castelli, tessitrici e tessitori le cui voci risuonano lapidee tra le nebbie della memoria.

Il Museo della Canapa, una delle antenne dell`Ecomuseo della Dorsale appenninica Umbra, si trova a Sant`Anatolia di Narco ed ha il fine di studiare, conservare e valorizzare i saperi tradizionali e il patrimonio storico e antropologico legato alla coltivazione della canapa in Valnerina
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Da vedere:
- L’Abbazia dei Santi Felice e Mauro;
- Il borgo di Santa Anatolia di Narco;
- Il Castello di Gavelli;
- Castel S.Felice;
- L’Oasi naturalistica dei Monti Coscerno ed Aspra;
- Il Piano delle Melette;
- Il Castello di Caso;
Nelle vicinanze:
- Cerreto di Spoleto, il borgo dei “Ciarlatani”;
- Scheggino, il Diamante Nero della Valnerina;
- Postignano, un Castello all’Orizzonte;
Itinerari suggeriti:
- Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera, Sant`Anatolia di Narco, Scheggino – Tra Cielo e Terra: Gli itinerari del Sacro in Valnerina;
- Da Cascia alla Cascata delle Marmore: alla scoperta della Valle del Nera;
- Sant’Anatolia di Narco – Le Faggete del Laghetto di Gavelli;
- Sant`Anatolia di Narco – Risalendo lungo il Nera fino all’Abbazia di San Felice;
- Scheggino – Da Scheggino a Sant`Anatolia di Narco: Il Museo della Canapa;





