In un’urna di bronzo e cristallo, opera di Armando Marrocco e collocata nella Basilica Inferiore di Santa Rita a Cascia, che per la forma ricorda il sasso scavato in cui riposa Simone Fidati, è composto il corpo della Beata Madre Maria Teresa Fasce. L’urna riposa su un possente basamento in marmo, simile ad una candida roccia che suggerisce l’idea della purezza e dell’incrollabilità. Tutt’attorno, corre una balaustra in bronzo, che serve da cancellata, opera del medesimo artista. Sui pannelli, di fondo al monumento funebre, api e nubi fanno da contorno alla croce.

Sulla verticale del centro della Basilica Inferiore, in alto, convergono quattro volte verso una grande croce dipinta sulla vetrata della lanterna. Intorno a quest’ultima vetrate che rappresentano figure di beati agostiniani.
La Madre Fasce è una delle rose fiorite sul cespo piantato da Rita mezzo millennio innanzi, una delle pià fragranti e preziose. Nacqua a Torriglia, in provincia di Genova, il 27 dicembre 1881 da una famiglia molto religiosa. L’ambiente domestico favorì la sua maturazione spirituale ed influì significativamente sulla scelta monastica. Il padre, Eugenio, restando vedevo con tre figli, contrasse un nuovo matrimonio con Teresa Valente, sua cognata, dalla quale ebbe 5 figli che vennero ad aggiungersi ai tre avuti dalla prima moglie. Le difficoltà ed i dolori, vissuti con cristiana accettazione, furono affrontanti dalla piccola “Marietta”con il sostegno della preghiera e l’esortazione, rivolta ai suoi fratelli e sorelle, di seguire il cammino della fede.
Dopo alcuni anni di studio, la giovane Maria maturò la vocazione alla vita consacrata. Oltre alle suore che la fanciulla frequentava, fu aiutata nella scelta dalla sorella Luigia che, dopo la morte della cara madre, aveva sacrificato la sua aspirazione alle necessità dei propri cari. L’educazione ricevuta nella parrocchia agostiniana, cui si aggiunsero i colloqui con il confessore, contribuirono ad orientarne la vocazione, indirizzandola verso l’Ordine Agostiniano. In occasione della canonizzazione dell’Avvocata degli Impossibili Maria aveva approfondito la vita di Rita restandone colpita e scegliendo il Monastero di Cascia come tempio a cui consacrarsi a Dio.
Dopo un primo rifiuto opposto dalle Monache di Cascia, le quali pensavano che quella ragazza di famiglia agiata non avrebbe sopportato l’umile vita monastica, Maria riuscì a varcare la soglia del Monastero: era il 22 Giugno del 1906, festa del Sacro Cuore e,quattordici anni dopo, divenuta prima Vicaria del Padre Generale, fu nominata Badessa. La sua saggezza, unita ad una tempra tenace e ad un amore senza limiti, fecero sì che restasse alla guida del Monastero per 27 anni, fino alla morte, nonostante la ferma convinzione di non essere adatta a quel ruolo. Principale fautrice della costruzione del Santuario di S.Rita, si trovò a dover amminsitrare ingenti flussi di denaro. Assolse al suo compito con oculatezza e scrupolosità, senza mai sottrarre aiuti alle elemosine ed alle opere di carità e senza mai cadere nella ricerca del lusso e del superfluo. Tra le opere realizzate da Madre Fasce a beneficio dei più poveri ed indifesi vi è l’orfanotrofio, da lei soprannominato “Alveare di Santa Rita”. Il progetto, che riscosse la partecipazione attiva di Gerardo Bruni prese le mosse in un momento particolarmente difficile: il 1938, anno in cui scoppia la Seconda Guerra Mondiale.
Ammalatasi già nel 1920 di tumore maligno, lo accettò come dono dello Sposo, seguendo fedelmente le orme di Rita, al punto che soleva chiamare la malattia che l’affliggeva “il mio tesoro”. Oltre al tumore, Madre Fasce soffriva di diabete e di una persistente cefalea patendo, inoltre, di un bruciore di piedi così feroce che, per più di 30 anni, la tenne sveglia gran parte della notte. Le consorelle testimoniarono la sua pazienza inalterabile e la gioia con cui, sulle orme della grande consorella Rita, si preparava a raggiungere lo Sposo, senza peraltro smettere di guidare il Monastero. Dopo tante tempeste, il 18 gennaio del 1947 ebbe la grazia di una morte serena.
Il processo ordinario diocesano per la beatificazione inizio nel 1968 e, solamente nel 1971, gli atti del processo passarono alla Congregazione dei Santi. Il 12 Ottobre del 1997 la Madre Fasce più nominata “beata” da Giovanni Paolo II.
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Da vedere:
- Il Monastero di Santa Rita;
- La Basilica di Santa Rita;
- La Basilica Inferiore di Santa Rita;
- Roccaporena, il borgo in cui nacque l’Avvocata degli Impossibili;
Itinerari suggeriti:
- Cascia, il Sentiero di S.Rita;
- Da Cascia a Roccaporena: nei luoghi di Santa Rita;
- Cascia, alla scoperta degli tesori nascosti della Città di Santa Rita;
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