Pacificatori nel nome di Cristo
Uno tra i primi biografi di Rita, Agostino Cavallucci da Foligno (1610), ne descrive i genitori come persone “onoratissime” che vivevano santamente la loro vita coniugale distribuendo il ricavato del lavoro ai meno abbienti e conservando per se stessi quanto era sufficiente per vivere. Principale desiderio dei due coniugi, infatti, era soddisfare la volontà di Gesù. Antiche tradizioni casciane concordano nell’attribuire ai genitori di Rita il ruolo di “pacieri”: pacificatori di contese pubbliche. Quando avevano notizie di discordie, scrive il Cavallucci, subito cercavano di far giungere i contendenti alla pacificazione usando il metodo della persuasione, o della minaccia delle pene temporali, proponendo sempre il ricordo della Passione di Cristo e della sua terribile morte. Per questa loro funzione, provvidenziale in una società scossa dalle contese e dalle rivalità, i genitori di Rita avevano meritato l’appellativo di “pacieri di Gesù Cristo”.

Chi erano Antonio Lotti ed Amanda Ferri?
Riguardo l’identità dei genitori di Santa Rita da Cascia, è un documento notarile – un pubblico contratto datato 10 aprile 1445 – a fugare ogni dubbio: insieme ai nome di altre donne, l’atto menziona “Rita, figlia di Antonio Lotti“. Per quanto riguarda la madre, le tradizioni locali tramandano che si chiamasse Amanda Ferri, oriunda di Fogliano, una delle frazione di Cascia. Circa la posizione sociale della famiglia della Santa, le scarne notizie fornite dal Cavallucci fanno intendere che i Lotti non dovevano appartenere alla classe più povera in quanto erano in grado di sopperire, con donazioni ed offerte, ai bisogni dei meno abbienti. Il ruolo di “pacieri”, al quale abbiamo fatto menzione precedentemente , presuppone che entrambi godessero di un certo prestigio sociale, oltre che etico, confermando quindi l’onorabilità che il Cavallucci attribuisce loro. Emuli degli insegnamento del Cristo, i due coniugi facevano un uso parsimonioso dei propri averi, perché altri potessero usufruire delle grazie che Dio concedeva loro.

Due ricostruzioni a confronto
Tuttavia, dopo il Cavallucci, i biografi tendono a situare la famiglia di Rita tra le famiglie più povere di Roccaporena: ad esempio, si legge nella biografia del 1628, scritta dalle sue consorelle o attribuite ad esse: “Nacque la Santa Donna di Padri poueri, ma devoti”. L’incongruenza si spiega col fatto che gli agiografi del Seicento cercano di adattare il più possibile la vita dei santi al modello della povertà evangelica, modello riproposto efficacemente, proprio in Umbria, da Francesco d’Assisi e dagli Ordini francescani. La famiglia di Rita, e Rita stessa, invece, offrono un eloquente esempio di come una modesta agiatezza, illuminata dalla misericordia, disciplinata dalla frugalità, possa trasformarsi in una benedizione per gli altri. L’accenno del Cavallucci alla speciale devozione della Passione di Cristo da parte dei genitori non è affatto casuale: tutta l’esperienza religiosa di Santa Rita fu potentemente segnata dalla meditazione, costante ed intensissima, sulla Passione. La Sua devozione fu suggellata, infatti, dallo stigma della spina proveniente dalla corona di spine posta sul capo del Redentore.

Riproduzione riservata ©





