“Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno.”
Dino Basili
Un qualunque viaggio alla scoperta della Valnerina non può non iniziare da Norcia, città medioevale racchiusa in una cinta muraria dotata di 8 porte d’accesso, e dal suo punto ideale: il monumento a colui che fu il cuore e la mente d’un percorso bimillenario di vita spirituale e civiltà meritando il titolo di Patrono d’Europa. “A Benedetto, fondatore e padre degli anacoreti d’Occidente. A colui che conservò le lettere, le arti e le scienze e propagò l’agricoltura. Norcia, sua madre.”: così è scritto sul basamento in marmo bianco su cui poggia la statua del Santo, collocata – poco prima dell’Unità d’Italia – al centro della piazza cittadina. Cosa fare a Pasqua nella Città di San Benedetto? Ecco 3 cose da non perdere!
1) Passeggiare per Piazza San Benedetto
Piazza San Benedetto, almeno in parte, corrispondeva al “forum” dell’antica Nursia, dal II secolo a.C. municipio romano, appartenente nel riordinamento augusteo alla regio Sabina. Nel Medioevo, al centro della piazza, era collocata la cosiddetta “fontana del Leone”, oggi sostituta dalla monumentale statua del Santo patrono d’Europa. Un tempo, all’interno delle mura cittadine, Norcia era divisa in otto quartieri, o “guaite”, dal longobardo wahta: “corpo di guardia”, le quali prendevano il nome da ognuna delle otto porte che si aprivano nelle mura della città. La suddivisione, semplificata oggi in 4 guaite, è ancora in uso e, ad esse, molti norcini amano dichiarare con orgoglio la propria appartenenza. Davanti alla statua di San Benedetto si erge il cinquecentesco Palazzo Comunale dal poderoso loggiato, eretto verso la fine del ‘400 sul Palazzo dei Consoli o dei Priori, conservando le antiche arcate che con le possenti arcate coprivano l’annone e la gabella. Per segnalare la chiusura serale delle porte delle città, la campana della torre civica, realizzata nel 1713, batteva cento rintocchi.

2) Esplorare Castelluccio di Norcia facendo trekking
Il borgo, icona dell’Umbria nel mondo, sorge su di un colle a 1452 metri di quota nel magnifico scenario dei suoi “piani” di origine tettonica (pian Grande, pian Piccolo e pian Perduto) al cospetto delle “creste del Redentore” che nascondono la cima del monte Vettore e i “misteriosi” Laghi di Pilato. Le origini certe di Castelluccio risalgono al XIII secolo anche se sono state ritrovate testimonianze di epoca romana e longobarda.Da qui provengono le note lenticchie ed il pregiato pecorino prodotto dagli ovini che da sempre pascolano sui piani e sui versanti dei monti che circondano Castelluccio. Secondo alcune leggende questa è anche la terra “popolata” da negromanti, sibille e da coraggiosi cavalieri medievali (fra tutti il Guerin Meschino del poema quattrocentesco di Andrea da Barberino) le cui gesta aleggiano ancora lungo le “strade delle fate” che solcano i versanti delle creste del Redentore. L’eccezionale valore paesaggistico del comprensorio di Castelluccio è apprezzabile in tutte le stagioni: in inverno quando i piani ed i monti vengono ricoperti dalla neve, come durante il disgelo quando le acque formano enormi stagni o in autunno quando i prati diventano color dell’oro; ma è d’estate, nel periodo della “fiorita” quando i prati si “illuminano” del rosso dei papaveri, del giallo della senape selvatica, dell’azzurro dei fiordalisi e delle innumerevoli sfumature dei molti altri fiori selvatici che “festeggiano” la bella stagione, che questo altipiano diventa “un’icona” famosa in tutto il mondo.

3) Immergersi nel Piano di Santa Scolastica in sella ad una mountainbike
Il piano di Santa Scolastica è identificato con l’estesa pianura di origine tettonica nella quale è localizzata la Città di San Benedetto compresa tra i rilievi pre-sibillinici ad est, l’altopiano di Agriano – Avendita a ovest e i rilievi al confine con il Lazio a sud. Qui passava l’antica via che collegava Norcia alla Salaria e successivamente ai territori del Regno di Napoli. Gli insediamenti di questa zona hanno un’origine antica spesso testimoniata da reperti archeologici, tracce della centuriazione romana e dai molti conci di pietra ed epigrafi emersi dai terreni alluvionali frequentemente riutilizzati per la costruzione di edifici successivi. Il piano si mostra punteggiato da edifici isolati, piccoli borghi e querce camporili (tra le quali quella secolare di Nottoria), distribuiti secondo un ordine funzionale nel mosaico di appezzamenti agricoli delimitati da siepi e antiche strade lineari. Su queste antiche vie di comunicazione che si irradiano da Norcia a collegare gli angoli più remoti di questo antico altopiano appenninico con l’alto Lazio e l’Abruzzo, da sempre transitano uomini, merci e greggi in un equilibrio immutato da secoli.

Riproduzione riservata ©





