Un albero dal fascino misterioso
Nel pensiero magico e religioso della Valnerina, la quercia è considerata pianta dal “duplice potere”, investitura che testimonia l’antica concezione del sacrum come forza ambivalente, positiva e negativa, salutare e perniciosa. Anticamente – e per tutto il corso del Novecento – la medicina popolare ha consigliato l’utilizzo della corteccia in virtù della sua proprietà astringente, emostatica, antidiarroica e febbrifuga. Dalle ghiande, invece, veniva ricavato un buon surrogato del caffè – dotato di potere ricostituente e dunque utile per bambini, vecchi e rachitici. A sottolineare l’importanza della quercia nel vissuto popolare, è opportuno ricordare che nel Medioevo l’estensione di un bosco era calcolata in base al numero di maiali che potevano alimentarsi con le ghiande cadute: “silva ad saginandum porcoc centus”, con questa espressione si faceva infatti riferimento ad bosco capace di produrre una quantita’ di ghiande sufficienti ad ingrassare cento maiali.

Per tutti i fulmini di Zeus!
Il collegamento quercia – folgore si spiega attraverso l’antica relazione esistente tra la quercia e Zeus, signore del fulmine. Il più celebre esempio, in tal senso, è la quercia di Dodona, nell’Epiro, che costituiva uno dei più importanti ed antiche oracoli della Grecia. Custode della sacra quercia ed interprete dei suoi vaticini era un collegio femminile detto delle “pleiades”, ossia delle “colombe“. Chi consultava l’oracolo, s’avvicinava all’albero formulando un quesito ed attendeva il fremere delle fronde che le sacerdotesse interpretavano svelando il volere di Zeus. Oltre allo stormire dei rami, le sacerdotesse interpretavano l’oracolo fornito dal tubare delle colombe che vivevano tra le fronde del monumentale albero: da qui l’appellativo di “pleaides“. In relazione all’antico rapporto quercia – folgore, i contadini della Valnerina sostengono che sia pericoloso sostare sotto le querce poiché capaci di attirare i fulmini.

Nottoria e la quercia delle streghe
Gli antichi culti agli alberi ed ai boschi sacri, in seguito al tramonto dei riti pagani ed alla proclamazione del Cristianesimo a religione di Stato, sopravvissero ancora a lungo nell’entroterra appenninico. In Umbria, ad esempio, quando Ephrem il Siro giunse nell’agro spoletino, erano ancora vive le celebrazioni presso lucus pagano da cui deriva il toponimo Monteluco, sede del primo eremo. La quercia, carica di un infausto prestigio per essere stata tra gli idolatrici l’albero sacro a Giove (Zeus, per i greci), non poteva non subire, con particolare intensità, il generale processo di demonizzazione cui furono sottoposti i simboli religiosi del mondo classico ad opera dei nuovi anacoreti. La relazione esistente attualmente, nella cultura rurale della Valnerina, tra la quercia e le streghe si spiega soprattutto come risultato di questa secolare demonizzazione. Si narra, infatti, che fattucchiere ed incantatrici fossero solite riunirsi in prossimità di una grande quercia: fra questa merita particolare menzione quella di Nottoria. L’albero – di straordinarie dimensioni – ha un’altezza di 22 metri mentre quella della sua chioma arriva a superare i 30. Inoltre, è considerato “l’essere vivente” più grande e longevo dell’Umbria e si stima che essa sia lì a vegetare da più di 300 anni.

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