La lingua greca oppone colui che vive – <<tòn Zonta: il Vivente>> ai morti : <<oi nekroi>>. A differenza di coloro che dormono il sonno della morte, il Vivente “si è destato”. Per rendere il concetto di “resurrezione”, i dialetti ellenici utilizzano il vergo egeiromai: “mi riseglio”, da cui egerthe, “fu destato” utilizzato in forma passiva a rendere esplicito l’intervento del Padro autore della Resurrezione. Oppure usa anistemi, “mi levo” da cui anastasis, “resurrezione” intesa come un elevarsi dalla prostrazione della morte.

L’iconografia del Cristo è uno dei cardini dell’arte sacra della Valnerina, nella foto: dettaglio pittorico della Basilica di Santa Rita.
Nell’arte sacra della Valnerina, l’iconografia coglie il processo della Resurrezione in due differenti momenti e lo rappresene mediante due diversi motivi conosciuti col nome di “Risorgente – o “Cristo del Sabato Santo” – e di “Risorto”. Il Risorgente è raffigurato nell’atto di emergere dal sepolcro, in genere un sarcofago romano, con le mani ancora composte sull’addome come quando il cadavere venne preparato alla sepoltura; sulla testa reca ancora la corona di spine e dalle piaghe cola sangue. E’ il momento dell’anastasis, la Resurrezione. Ma il sonno della morte non si è del tutto dissapto, la mente è ancora ottenebrata ed il rigor mortis non ha abbandonato del tutto le membra.

Cassa Solenne – Monastero di Santa Rita, Il Cristo Risorgente (1457).
Un mirabile exemplum di Cristo Risorto, antitesi al Risorgente, è custodito nelle vicinanze della Basilica di Santa Rita, a Cascia. La scultura, realizzata dal Marrocco, prorompe dal suolo, dove la carne torna ad essere terra, spaccandone la compatta durezza nella potenza della resurrezione. La figura del Risorto va prendendo forma man mano che il gettito della materia ignificata, scagliata con violenza verso l’alto, prorompe come in un’eruzione vulcanica. Solo nella parte superiore la pietra assume le fattezze del corpo, col torace trafitto emergente dalle pieghe del sudario come nuova vita che prorompe dall’utero materno. E s’erge serena la testa di colui che morendo ha vinto la propria morta e la morte delle sue creature. Sulla fronte, un’unica ferita che ricorda le molte procurate dalle spine della corona e richiama alla mente lo stigma inflitto da una di quelle spine sulle fronte di Rita da Cascia. Quasi nascendo dal gesto delle braccia del Risorto per essere lanciato nell’infinito, un stormo di gabbiani apre le ali nella libera ebbrezza del volo.

Cristo Risorto, Penitenzeria della Basilica di Santa Rita.
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