Sul Lago di Pilato, alta sopra i ghiaioni morenici si ege una ripide rupe conosciuta col nome di Pizzo del Diavolo. Oltre all’orrido naturale, il luogo gode di una sinistra fama a causa di alcuni incidenti mortali: persone precipitate nel baratro, tra lel queli un pastoro col suo gregge ed, in tempi recedenti, persino un incidente aereo. Il tragico avvenuto richiama alla mente un fatto analogo, accaduto a Gavelli più o meno nella stessa epoca, ma risoltosi tanto da essere ricordato come il “Miracolo di Gavelli” dove intervenne la misericordia divina; qui invece, tra queste rocce alle quali leggende di diavoli e fate s’aggrappano come licheni, la provvidenza divina non si manifesta e, si direbbe a prima vista, lascia campo libero al demonio ed ai suoi accoliti.

Il lago di Pilato è un lago montano d’altura, situato sul monte Vettore, nel massiccio e nel Parco nazionale dei Monti Sibillini ad una quota di 1.941 m s.l.m., appartenente al comune di Montemonaco, provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche.
Per quanto riguarda il Lago di Pilato, attraverso il quale, un tempo si pensava che avvenisse la comunicazione con l’inferno, il suo potere, nelle testimonianze raccolte sul luogo, oggi è posto in relazione con le fate che, secondo la tradizione, abbandonavano gli antri rocciosi dei Monti Sibillini alla ricerca dell’amicizia di giovani uomini. I racconti che i contadini del posto hanno ricevuto in eredità dai loro antichi predecessori parlano di fate bellissime, indistinguibili dalle popolane di quei luoghi, salvo che, se si ascolta attentamente il rumore dei loro passi, ci si accorge che non somiglia al soffice calpestio dei piedi nudi ma al secco ticchettio di piedi caprini sulle pietraie. E se, nelle danze, lo svolazzare delle lunghe gonne mette a nudo i piedi, ci si accorge con orrorre che a ritmare il passo non sono agili piedi ma duri zoccoli di capra.

Il Lago di Pilato viene chiamato il lago con gli occhiali” per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua. Nel periodo intermedio i due specchi di acqua assomigliano a due orsi posti in posizioni diverse.
Loreto, un anziano allevatore di Castelluccio, negli anni Settanta, insieme ad altri abitanti del luogo, compunto e fiero, narrava di aver visto più volte, quand’era bambino, le fate ballare al chiaro di luna sul piano che si stende ai piedi del borgo. Non c’era la luce, a quei tempi, fuori dalle case, e la flebile fiammella del lume che palpitava dietro le imposte non riusciva a violare la notte. Non c’erano i rumori dei trattori che tornano dai campi, allora, nè la luce dei lampioni, nè i fari delle auto che sciabolano al buio. C’era un silenzio rotto dal canto dei grilli e dall’abbaiare di qualche cane lontano. E la luna.

La protuberanza rocciosa che attraversa orizzontalemente il Monte Vettore è chiamata “Sentiero delle Fate” Secondo la tradizione veniva percorsa da tali creature prima del sorgere del sole.
Per quanto riguarda il Lago di Pilato, Armando, un anziano del posto, fornisce una versione diversa nell’uso che le streghe, abitanti dei Monti Sibilini, facevano del sangue sottratto ai bambini. Nel racconto di Armando riecheggia la fama di quelle segrete ascensioni di maghi, stregoni e negromanti che, da Norcia, raggiungevano il piccolo lago per compiervi arcane evocazioni. Il lago, dunque, è fonte di potere: un potere che è quello del sacrum ancestrale, positivo e negativo, salutare e letale, a disposizione di chi sappia, nel bene o nel male, indirizzarlo al compimento dei propri desideri. La leggenda del Lago di Pilato fonda e spiega l’ambiguità di quel potere: nelle sue acque transitano le fate e le streghe.
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Nei dintorni:
- Cascia, la Città di Santa Rita;
- Preci, il Paese dei Chirurghi;
- Norcia, la Città dei Santi Benedetto e Scolastica;
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