Nella cultura rurale della Valnerina il fuoco del focolare, oltre ad essere provvisto di un forte valore simbolico inerente alla natura stessa dela fiamma ed alle funzioni del fuoco domestico, costituisce un importante elemento di aggregazione sia nell’ambito del nucleo famigliare che nell’ambito del gruppo sociale: il villaggio, il borgo, il paese. Attorno al fuoco, ogni sera, specialmente nelle lunghe serate fredde d’autunno e d’inverno, la famiglia si riuniva per riscaldarsi, per pregare e conversare. La preghiera tradizionale, da recitarsi dinanzi al focolare, era il rosario cui, un tempo, partecipava la famiglia al completo. Il rosario veniva pronnciato ogni sera, a iniziare dal giorno dei morti fino al mese di maggio, quando il prolungarsi delle ore di luce e le esigenze lavorative obbligavano gli uomini a restare più tempo fuori casa. Durante la bella stagione, i vecchi proseguivano il pio costume ogni sera.
Durante il mese dei morti, seguendo un costume assai diffuso nel contado umbro, ci si riuniva tra vicini per recitare assieme il rosario dedicandolo alle anime dei defunti della famiglia presso cui ci si recava a pregare. Questo tipo di pratica religiosa comunitaria va inquadrata nella struttura del pensiero della classe rurale, nell’ambito delle prestazioni di mano d’opera gratuita. Nel caso del rosario per i defunti, non si tratta di prestazioni materiali, come accade nella mietitura, nella trebbiatura o nella vendemmia. Nel caso del rosario, si tratta di una prestazione di “mano d’opera” spirituale, ma l ‘idea di cui la pratica è espressione resta la medesima: sopperire al bisogno altrui quando l’azione del gruppo è preferibile all’azione del singolo.
La prestazione gratuita risponde alla logia del do ut des: si collabora con la certezza che, secondo la norma garantita dalla tradizione, potrà ottenersi quando ve ne sia bisogno, la collaborazione di coloreoche hanno già ricevuto tale prestazione. Da questa prospettiva, la prestazione gratuita di forza lavoratica s’inquadra nel più vasto ambito dello scambio “in natura” che, nelle società povere, presiede alla circolazione e ri – distribuzione dei beni. Pertanto, la preghiera che presiede alla preghiera comunitaria è identica: la pietas religiosa, espressione del dono della fede, è il bene condivisibile per eccellenza. Nel caso del rosario dei morti, recitato intorno al focolare, il concetto di gruppo oltrepassa la dimensione della vita biologica e si estende all’aldilà, ad una dimensione in cui le leggi fisiche sono sospese ma vigono ancora i vincoli di consaguinità e di parentela, vincoli che la morte non può infrangere.

Una vecchia casa rurale abbandondata nel cuore della Valnerina i cui ambienti comuni erano struttura intorno al focolare domestico.
Fuori dall’ambito della preghiera comunitaria, il fuoco continua ad agire come potente elemento di aggregazione in vista della trasmissione del patrimonio orale tramandato dalla tradizione. Attorno alla fiamma domestica venivano riproposte, di età in età, le conoscenze spirituali e materiali, oggetto del tradere e costitutive della tradizione, intesa come trasmissione dell’identità culturale del gruppo e della società di appartenenza. Attorno al fuoco venivano trasmesse esperienze di vita vissuta; tecniche lavorative consolidate da una pratica spesso secolare; favole e leggende; esempi fondanti dell’etica e del vissuto religioso colti attraverso l’epica ed i racconti.
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Nei dintorni:
– Cascia, la Città di Santa Rita;
– Preci, il Paese dei Chirurghi;
– Norcia, la Città del Tartufo;
– Scheggino, il Diamante Nero della Valnerina;
– Santa Anatolia di Narco, la Valle del Drago;
– Vallo di Nera, il Borgo-Castello;
– Cerreto di Spoleto, il Paese dei Ciarlatani;
– Poggiodomo, la Terra del Cardinale;
– Monteleone di Spoleto, il Leone degli Appennini;







