L’etimologia del nome italiano finocchio deriva dal latino foeniculum e si riferisce al foeniculum officinale allioni, della famiglia delle Ombrellifere, erbacea annua o perenne che predilige i luoghi incolti, i greti dei torrenti e i fondi pietrosi. Sebbene nell’antichità il finocchio venisse usato anche per impieghi oculistici, le antiche erboristerie della Valnerina si avvalevano soprattutto delle radici per loro proprietà sudorifere e diuretiche mentre il frutto, apprezzato specialmente per l’intenso aroma, era perlopiù utilizzato per pratiche digestive e tonico-aperitive. Nell’uso comune si usa il vergo “infinocchiare“come sinonimo di “ingannare“. Questo deriva dal fatto che il finocchio, ricco di oli essenziali quali l’anetolo, ottunde e falsa per qualche tempo la sensibilità delle papille gustative sicché gli osti usavano ingannare i compratori offrendo loro da mangiare finocchi in abbondanza in modo tale che non potessero percepire il vero sapore del vino.

Aneddoti riguardanti il potere curativo del finocchio contro gli innumerevoli problemi di vista vengono tramandati anche da Plinio, secondo il quale, al momento della muta annuale, i serpenti si cibano della pianta per schiarirsi la vista.
La devozione a Santa Lucia, protettrice degli occhi, è largamente diffusa in tutta la Valnerina. Le formule di preghiera documentate testimoniano il profondo legame che intercorreva tra l’antica devozione alla Santa e l’utilizzo del finocchio il quale veniva posto, durante l’invocazione, sotto l’immagine sacra che in seguito veniva avvicinata agli occhi del malato. La pianta di finocchio, oltre al potere terapeutico nei confronti degli occhi, possiede la virtù di tener lontane le forze che, autonomamente o essendo invocate mediante riti stregonici, influiscono nella vita quotidiana provocando malattie e disgrazie. Come accade per altre piante apotropaiche anche nel caso del finocchio, il fatto di risultare efficace contro gli animali velenosi lo rende analogicamente attivo contro le potenze malefiche quali la serpe e lo scorpione che, avvenuta la cristianizzazione, furono assunti a simboli del male.

Sant`Antonio da Padova e Santa Lucia , Chiesa di San Nicola – Scheggino.
In località Casali di Sant’Antonio, nel Casciano, ci si rivolgeva alla Protettrice della Vista così:<< Santa Lucia, va’ là casa tia, prendi ‘n po’ de finocchi e puliscime l’occhi. >>> E’ da notare come in questa formula la santa, prima di recarsi a casa del paziente, sia invitata a visitare la sua dimora per rifornirsi di rami di finocchio. Qui “casa” è da intendersi come l’eden in cui il martire risiede: lì cresce il finocchio, archetipo di tutte le piante di finocchio, dotato in grado supremo della virtù di sanare gli occhi.

Santa Lucia, rappresentata alla destra della Croce, Chiesa di Santa Maria Assunta, Ponte – Cerreto di Spoleto.
RIPRODUZIONE RISERVATA ©
Approfondimenti tematici sulla Valnerina:





