Un tuffo nel passato
I termini “Guelfo” e “Ghibellino”, particolarmente ricorrenti nella storiografia medievale, hanno avuto origine in Germania nel XII secolo e si sono diffusi in Italia durante il dominio dell’imperatore Federico II. Da una parte il termine “guelfo” è entrato nel lessico storiografico con l’accezione di sostenitore del papato, dall’altra “ghibellino” è divenuto sinonimo di difensore dell’imperatore. A tale proposito nei secoli successivi all’avvento della dominazione carolingia (anno 800), sorse un aspro dualismo tra il potere temporale, che nella figura dell’imperatore trovava la sua massima espressione, e quello papale, di cui il Pontefice era la rappresentazione più alta. Ben presto la teocrazia pontificia e le autonomie locali sostenuto dalla Chiesa divennero bersaglio della politica antipapale degli imperatori: furono questi i presupposti politici delle lotte secolari, spesso cruente, tra Guelfi e Ghibellini. Tale antagonismo contraddistinse la storia d’Italia a cavallo tra il XIV ed il XVI secolo, prefigurando altresì i rapporti conflittuali tra Stato e Chiesa che caratterizzano il Risorgimento e l’Italia postunitaria con tendenze culturali e politiche esumate (neoguelfismo e neoghibellinismo). Più che dall’antagonismo macrostorico tra papato ed impero, le lotte tra Guelfi e Ghibellini furono fortemente legate alle discordie intestine che animavano le comunità locali e contestualmente determinate dalle tendenze egemoniche di entrambe le fazioni politiche, desiderose di riconquistare il potere comunale. A tale proposito, nel 1239, per contrastare l’avanzata delle milizie di Federico II dirette a Spoleto – città fedele al papa – nacque la Lega Guelfa delle Città Umbre. Furono i primordi di una contesa plurisecolare che coinvolse anche i comuni della Valnerina.
A proposito di guelfi e ghibellini, ecco tre avvenimenti che hanno cambiato la storia dell’Umbria e della Valnerina. Da non perdere è il focus, in calce, riguardante un dipinto che raffigura uno dei momenti ricostruiti nelle righe successive.
Medioevo d’arme: l’attacco al Ducato di Spoleto e la resa dei Ghibellini
Nel 1320 Ghibellini di Spoleto, che già si erano contraddistinti nel 1254 per la tenacia con la quale avevano preso parte agli scontri armati tra le città Foligno e Todi, condussero un moto sedizioso e rivouzionario per deporre il governo cittadino con l’aiuto dei Ghibellini della Valnerina. Numerosi guelfi spoletini furono costretti a fuggire, altri furono imprigionati, alcuni, tra i quali anche donne e bambini, arsi vivi: trattasi di una delle pagine più macabre della storia medioevale della verde Umbria. L’esecrazione per l’indegna strage spinge l’anima guelfa della città ad organizzare un esercito di umbri, senesi e fiorentini ai quali venne affidato il compito di assediare la città: i Ghibellini verranno deposti a favore delle milizie guelfe.

La conquista del Castello di Gavelli e la pace di Bevagna
In seguito agli eventi ricostruiti in precedenza, il governo guelfo della città di Spoleto denunciò i crimini di cui si erano macchiati i “Ghibellini” al papa, ritiratosi ad Avignone. Il pontefice, nel 1325, emise una sentenza di “bando capitale” con la quale confiscò i beni dei 700 ghibellini che avevano promosso la sedizione di 5 anni prima. Nel 1326, sull’onda dell’entusiasmo per la riconquista del governo cittadino, i guelfi della belligerante Spoleto riconquistarono il Castello di Gavelli, deponendo le milizie francesi di Roberto d’Angio re di Sicilia. Bisognerà attendere il 1347, anno in cui a Spoleto viene istituito un governo popolare che favorisce la temporanea pacificazione tra le fazioni ed il rientro degli esuli: a Bevagna, venne così stipulato un patto firmato da entrambi gli schieramenti, con il quale fu riconosciuto lo “stato popolare guelfo” della città di Spoleto.

La processione dei “Bianchi” ed un affresco da scoprire
In seguito alla ribellione ghibellina dei castelli di Sellano e Cammoro, nel 1399 giunsero a Spoleto le processioni penitenziali dei “Bianchi”, dediti alla pacificazione tra le due fazioni in conflitto. Tale movimento pacifista determina un atto formale di pace tra Guelfi e Ghibellini : i primi conservano il governo della città, i secondi ottengono la partecipazione ad un terzo degli uffici comunali superando un secolare esclusivismo amministrativo. Una notevole testimonianza pittorica di questo evento pacifista è rappresentata da un affresco nella parete di destra della Chiesa di Santa Maria a Vallo di Nera. Il dipinto, realizzato nel 1401 da Cola di Pietro da Camerino, raffigura l’arrivo dei “Bianchi” accolti dai frati francescani ed il bacio della pace fra due uomini, verosimilmente capifazione guelfa e ghibellina del castello di Vallo.

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