Camera da letto con…vista cielo
In Valnerina, sebbene fosse condivisa da figli e genitori, la camera da letto svolgeva un ruolo importante nella vita della famiglia rurale. La stanza, o le stanze destinata a dormitorio, erano poste al piano superiore dell’abitazione e, generalmente, vi si accedeva dalla cucina. Come in tutte le case rustiche, la finestra della stanza da letto era piuttosto piccola onde evitare, specie nei rigidi inverni montani, dispersioni di prezioso calore. Per quanto riguarda il tetto, nelle case più povere, le tegole poggiavano direttamente sui travicelli sicché, ricordano i vecchi, dagli interstizi tra i coppi s’intravedeva il cielo. Nei tetti di miglior fattura, sui travicelli erano poggiate le cosiddette “pianèlle”, mattoni piani talvolta decorati con rombi dipinti di bianco.

“Lu pajaricciu”
Nel tipo più antico e tradizionale, il letto era costituito da tavole affiancate appoggiate su due cavalletti di legno. L’uso delle “reti” metalliche si diffuse specialmente a partire dai primi decenni del secolo scorso. Il materasso, in origine era composto da un sacco di canapa riempito con le brattee secche del granturco ed, ancor prima, con la paglia da cui il nome di “pajaricciu“.
“Lu scallalièttu”
Per intiepidire la camera da letto ed evitare il rude contatto con le lenzuola gelide, si passava sul lenzuolo inferiore il ferro da stiro in ghisa appena tolto dal focolare o dalla stufa. Successivamente, si strofinava il lenzuolo con un mattone previamente esposto al fuoco avvalendosi di uno speciale attrezzo detto “scallalièttu“. Tale strumento era costituito da un recipiente di rame, a forma di tegame, coperto da un coperchio traforato dello stesso materiale apribile mediante cerniera.
“La cuna”
Per evitare che i neonati – se posti nel letto con i genitori potessero essere schiacciati inavvertitamente nel sonno – si usava deporli in un’apposita culla detta “cuna”. In genere, solo le famiglie più agiate usavano un mobile apposito, costruito dal falegname; la maggior parte dei contadini – allevatori adoperava una rustica cassetta di legno costruita all’uopo. Come giaciglio, si usava una coperta ripiegata o una pelle di pecora avendo cura che tale supporto non fosse troppo morbido sì da viziare la schiena del neonato.
“Lu baulle”
Posta ai piedi del letto, o in un angolo della stanza, faceva bella mostra di sé la cassapanca nuziale (detto “baulle”) mediante la quale, nell’imminenza del matrimonio, il corredo della sposa era stata trasportato dalla casa natale a quella del futuro marito. Il corpo della cassapanca nuziale era composto da tavole inchiodate. Le cassapanche più povere erano d’olmo, o di pioppo; le più pregiate di castagno, raramente di noce.
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