Una statua che fa emozionare
Per agevolare la visita alla Basilica di Santa Rita, si provvide a demolire le case fiancheggianti il vecchio vicolo che correva lungo la facciata del convento. Trasformato in un comodo viale, agli inizi degli anni Settanta, venne costruito, poggiato su agili colonne, un porticato che lo fiancheggia sul lato prospiciente la vallata. Le arcate inquadrano suggestivi scorci dei vecchi tetti della città e del verde panorama che la circonda. Un altro porticato, addossato al muro del convento, corre parallelo sul lato opposto. All’inizio del viale, a destra, è posto il monumento bronzeo, opera dello scultore Eros Pellini, che raffigura la Madre Maria Teresa Fasce, Badessa del monastero per ventisette anni, infaticabile promotrice di opere sociali, oltre che del progetto che porto alla costruzione della Basilica. Il gruppo scultoreo la raffigura in compagnia di due bambine, ospiti del grande orfanotrofio da lei voluto e realizzato, conosciuto come “Alveare di Santa Rita”. Nei difficili tempi del conflitto bellico e nel dopoguerra, l’istituto accoglieva numerose orfane appartenenti alle classi meno abbienti.

Sulle orme dello scultore Armando Marrocco
Un cancello di bronzo, a quattro battenti, chiude, verso la piazza, lo spazio che separa il fianco sinistro del tempio dalla vecchia chiesa cinquecentesca dove il corpo di Santa Rita fu custodito dal 1577 al 1947, anno in cui venne traslato nella Basilica. La Chiesa originaria è stata distrutta per far spazio al Santuario. Di essa rimane il portale con la scritta “PIA DEVOTIONE B.RITE ORDINIS SANCTI AUGUSTINI ERECTA A.D. 1577“. Ognuno dei battenti si compone di uno specchio inferiore e di una grata superiore le cui maglie di bronzo riproducono realisticamente i cordami di una rete. I montanti cuspidati sono di forma conica stretta ed allungata. Dallo specchio di sinistra, a ricordo del miracolo del legno rinverdito, una vite s’arrampica abbarbicandosi sulla grata. Sulle specchio attiguo, il pozzo del monastero da cui Rita attingeva, ubbidendo all’ordine della Badessa, l’acqua necessaria ad annaffiare il legno secco. Sul terzo specchio da sinistra, api murarie con i fori da esse praticati nelle pareti del monastero. Sull’ultimo specchio di destra, un cespo di rose cresce sovrapponendosi alla grata. Il cancello, realizzato dallo scultore Armando Marrocco, fu inaugurato nel 1993.

Nove balaustre allegoriche
Sul lato sinistro, verso il muro del monastero, corre una balaustra di travertino, composta da nove pannelli: uno centrale, più grande, quattro a destra e quattro a sinistra del medesimo. Sul pannello maggiore sono scolpiti i simboli del sole, della luna, delle stelle e delle nubi. E’ da ricordare, a tale proposito, che nell’arte sacra il sole è simbolo del Cristo e la luna attributo iconografico della Vergine. Dalle estremità della balaustra, verso il centro, a destra e sinistra, si ripetono nella medesima sequenza questi simboli: la rosa stilizzata (emblema ritiano per antonomasia), il nodo (simbolo di fedeltà), un labirinto (allegoria dei pericoli insiti nella ricerca spirituale) ed un quincunx formato da cinque dischi, forse in riferimento alle particole eucaristiche. Sul lato destro della scalinata d’accesso alla Basilica, si dispiega l’altra balaustra. Tra colonnine, cinque pannelli ottagoni mostrano i principali simboli attinenti la vita di Rita. Da sinistra a destra: l’uva (simbolo del mistero e della pratica eucaristica), la lampada ardente (simbolo di fede), la spiga di grano (allegoria del corpo di Cristo) l’ape (in riferimento al prodigio secondo cui gli insetti entravano ed uscivano dalla bocca della piccola Rita) ed infine la rosa.

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